Movimento Marina Silva

MARINA: LA NUOVA GEOGRAFIA DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI
[intervista di Marina Silva al Terra Magazine/19 Agosto 2009]
Il Pianeta già soffre gli effetti delle mutazioni climatiche. Ciò che ricercatori e scienziati tentano prevedere è in che maniera ogni regione sarà colpita nei prossimi anni. Il giornale americano The New York Times divulgò all’inizio di questa settimana proiezioni fatte daí servizi americani di difesa, mostrando che i cambiamenti del clima rappresentano grande sfida alla sicurezza degli Stati Uniti, difronte alla prospettiva di aumento di tempeste e siccità, del verificarsi di migrazioni in massa, di pandemie e del razionamento d’acqua, oltre vari problemi in território americano e nel mondo.
Pur non essendo conclusive, le previsioni non sono per niente animatrici. L’ultima relazione del Pannello Internazionale sui Cambiamenti Climatici (IPCC) indica che entro il 2080 probabilmente da 1.1 a 3.2 miliardi di persone soffriranno scarsezza d’acqua e, da 200 q 600 milioni, fame. La scarsezza d’acqua, anzi, è già um problema globale. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef) divulgò in questa settimana che oltre um miliardo di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile.
Secondo stime conservatrici presentate dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per Rifugiati (Acnur) alla fine dello scorso anno, i cambiamenti climatici dovranno provocar lo spostamento di circa 6 milioni di persone per anno. Essi studiano misure per proteggere coloro che sono colpiti da disastri naturali. Il problema, secondo già detto da Wellington Carneiro, Ufficiale di Protezione dell’Acnur in Brasile, esige modifiche nel Diritto Internazionale di Rifugiati.
La situazione in Cina-attualmente forza motrice dello sviluppo economico mondiale-è emblematica. La questione è sapere il costo che il paese pagherà per la sua disattenzione alle questioni ambientali.
Nel 2005, l’allora ministro delle Condizioni Ambientali della Cina, Pan Yue, dovette dichiarare, in intervista alla rivista tedesca Der Spiegel, che il suo paese potrà affrontare um numero spaventoso di rifugiati ambientali.”Futuramente dovremo trasferire 186 milioni di abitanti di 22 province e città. Tuttavia, le altre province possono assorbire soltanto 33 milioni di persone. Ciò significa che la Cina avrà oltre 150 milioni di migranti ecologici o, se preferite, rifugiati ambientali”. Nell’occasione, Pan Yue disse che la causa principale di tale situazione sarebbe la pioggia acida e l’inquinamento dei maggiori fiumi della Cina, tornando impossibile l’accesso di um quarto della popolazione all’acqua potabile.
Um quadro come questo sarebbe uma catastrofe, il che non sembra ancora percepito come tale da innumerevoli dirigenti e leaders nazionali e mondiali. C’è ancora qualcuno che trova che la situazione “non è questa”, per la difficoltà di uscire daí modelli consueti di azione o di inerzia. Infatti, non è facile abbandonare il conforto dei costumi appresi e affrontare la realtà di dover attualizzare la conoscenza difronte alla crisi delle crisi, tanto grave da cambiare la stessa geografia, sfidando cosi le nostre concezioni di occupazione dello spazio físico e umano del pianeta e del rapporto tra umanità e ambiente naturale.
La principale agenda del nostro tempo è quella del cambiamento climatico Ed essa oltrepassa tutte le aree e si scontra fortemente com tutti i modelli di presa di decisione política. Ignorarla e pagare per vedere non è sensato. Più che questo è uma fuga verso il passato di conseguenze disastrose per il futuro.
Firmato: Prof. Miguel Lunetta

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